Santa
Maria Veterana |
La più importante testimonianza monumentale di Triggiano
è sicuramente la Chiesa di Santa Maria Veterana, un edificio
sacro che con la sua evoluzione ha contrassegnato tutta la
vita del paese.
Santa Maria Veterana ha origini medievali e fu fondata, ipoteticamente,
intorno al 1080 da un sacerdote e maestro di dialettica barese,
un tale Leone. Sorse nei pressi del fossato che abbracciava
il cosiddetto castrum triviani e si andò ad aggiungere alla
chiesa di San Martino, la prima chiesa pievana del paese,
databile al 983, e a Santa Croce. Due chiese queste sorte
in "gripta": espressione della civiltà rupestre. Santa Maria
Veterana è invece il segno del cambiamento: sorse in superficie,
fu costruita in muratura e fu sicuramente opera di un ricco
committente. E' un opus sorprendente per la realtà del paese
in quel periodo, un'opera imponente ad impianto basilicale,
su tre navate e di dimensioni pari alla chiesa di Ognissanti
a Valenzano e di San Benedetto a Conversano. La chiesa di
Santa Maria Veterana diventa il centro aggregante della "nuova"
Triggiano. A metà del XVI secolo, la chiesa adibita anche
a funzioni laiche e sede di due confraternite cominciò ad
apparire ai triggianesi piccola, per cui si procedette ad
abbattere completamente il complesso medievale ed a costruire
in loco una nuova chiesa. pianta chiesa superiore
La costruzione del nuovo sacro edificio è avvenuta grazie
alla creazione di una sorta di consorzio
· l'Universitas si occupò delle navate e delle parti in comune
dell' edificio;
· il Capitolo provvide alle cappelle di Maria SS. Di Costantinopoli
e del Carmine;
· le confraternite facenti capo alla chiesa ebbero finalmente
le loro due cappelle;
· don Pascarello D'Alojso costruì la cappella di Santa Maria
de la Gratia.
Fu costruita, inoltre, una cappella sotterranea, scavata sotto
l'abside della chiesa medievale. Quasi certamente questa cappella
con volte a crociera fu consacrata a Santa Maria Veterana,
per mantenere il culto della chiesa antica. Dopo il 1600,
la chiesa di Santa Maria Veterana fu inglobata all'interno
della nuova cinta muraria, unitamente a quello che fu definito
pomarium, ma che invece era la zona sepolcrale della chiesa
medievale.
Danneggiata gravemente da un nubifragio del 1681, fu restaurata
sotto la direzione di fra Filino da Molfetta. Nel 1746 fu
affidato a Nicolò De Filippis il compito di arricchire iconograficamente
la chiesa. Nicolò De Filippis fu allievo del maestro napoletano
Paolo De Matteis. Il ciclo triggianese è da considerarsi sicuramente
l'opera più completa del De Filippis, il quale mostra nell'interpretazione
dei soggetti e nelle scelte coloristiche tutta la sua reminiscenza
napoletana. Il ciclo iconograficamente spazia da temi biblici
ad altri più peculiarmente agiografici. Particolare attenzione
viene posta a soggetti riguardanti la vita della Vergine:
ad esempio sulla volta della navata centrale possiamo notare
la "Presentazione al tempio", la "Natività della Vergine",
l' "Incoronazione" e lo "Sposalizio della Vergine con San
Giuseppe".
Un primo ampliamento della struttura fu realizzato nel 1832,
con la costruzione di una grande cappella. Altre opere furono
effettuate tra il 1907 e il 1913 durante il periodo di arcipretura
di mons. Di Zonno. Tale opera di restauro comportò il totale
disfacimento dell'originaria facciata cinquecentesca, della
quale fu recuperato unicamente il rosone, poi giustapposto.
Gli interni furono decorati in stile Liberty.
Nel 1982, si intrapresero i lavori di sondaggio e scavo del
piano di calpestio della chiesa: sorprendente è stato il ritrovamento
dell'antica chiesa medievale.
Bibliografia:
TRIVIANUM: Memorie Storiche del Comune di Triggiano, V. Roppo,
Bari 1924
Storia di Triggiano, P. Daniele da Triggiano, Oria 1946
L'Antica Maggior Chiesa di Triggiano, Centro Studi Santa Maria
Veterana, Bari 1987
Complesso Monumentale "Santa Maria Veterana" - Triggiano GUIDA
STORICO ARTISTICA, P. Battista, 2002
Triggiano. Le pietre, la memoria, S. Di Marco, Bari 1995 |
Navata centrale di Santa Maria Veterana
La facciata
Particolare della facciata
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I
ritrovamenti archeologici |
Nel 1982, in occasione dei lavori di ripristino del pavimento
della Chiesa Matrice, a soli 50 cm. di profondità, venne ritrovato
un piccolo affresco che modificò la meta dei lavori. Da un
semplice restauro si passò alla scoperta di un'affascinante
realtà: la chiesa medievale. Dai lavori di sterro emerse per
primo quello che si sarebbe rivelato, poi, il catino absidale
della monumentale chiesa medievale. L'antica chiesa mostra
chiaramente la sua struttura: pianta longitudinale, con transetto
non eccessivamente aggettante, divisa in tre navate. Quella
centrale terminava con un'abside semicircolare ed era sormontata
da cupole, mentre quelle laterali erano sormontate da volte
a semibotte rampanti. L'impianto basilicale e le peculiarità
dello schema stilistico-architettonico ricordano la chiesa
di Ognissanti a Valenzano, il Duomo vecchio a Molfetta, ma
soprattutto la cattedrale di Andria e quella di Otranto. Opere
queste databili all'XI secolo, periodo nel quale va contestualizzata
anche questa prima redazione della chiesa.
L'ipotesi di datazione alla metà dell'XI secolo della nostra
chiesa è affrancata anche da un'iscrizione lapidea. La lapide
ritrovata ha permesso di risalire a colui che ne volle l'edificazione.
Eccone la ricostruzione e la traduzione:
[ MAGISTER ] LEO DIALECTIEUS ATQUE SACERDOS
[ HANC] AD LAUDEM XPI GENETRICIS AMANDE
[D] EDI MAGNI PRECURSORIQUE IOHANNIS
[ BA] SII SACRI SIMUL ET CUM MATREQUE NATIS
[ S.S.] LEONUM CONFESSORUMQUE DUORUM
IO LEONE MAESTRO DI DIALETTICA E SACERDOTE
QUESTA CHIESA A LODE DELL'AMABILE GENITRICE DI CRISTO
DEDICAI E DEL GRANDE PRECURSORE GIOVANNI
ASSIEME CON LA MADRE FONDAMENTI SACRI PER I FIGLI
DEI DUE LEONI SANTI E CONFESSORI
Il testo dell'iscrizione, fu dunque dettato da Leone, dialettico
e sacerdote presumibilmente di Bari.
Egli dedica la chiesa alla S. Vergine, amabile genitrice di
Cristo e a San Giovanni il Precursore: Cristo e Giovanni che
insieme alla Vergine costituiscono i fondamenti della pietà
religiosa per i figli spirituali dei due Leone Santi e Confessori.
Il primo di questi è identificabile con Papa Leone I Magno
il cui pontificato durò dal 440 al 461. Il culto di San Leone
Magno fu da noi particolarmente sentito e praticato durante
tutto il medioevo, come attestano le numerose chiese che gli
furono dedicate.
Il secondo è riscontrabile nella figura di San Leonardo. Dagli
atti notarili del passato, nonché dai libri parrocchiali dei
nati e dei morti, si evince come fino al secolo scorso il
nome maschile maggiormente usato è, appunto, quello di Leonardo.
Il Santo fu, anche se per breve tempo, patrono di Triggiano.
Questa chiesa è stata funzionale fino al XVI secolo, poi riadattata
in seguito dalle nuove esigenze liturgiche presentatesi dopo
il concilio di Trento. Per altro il primo dato cronologico
offertoci dalla nuova chiesa è la datazione della tela raffigurante
l' "Ultima Cena" del 1573 di Gaspar Hovic.
Si può dedurre dai resti ritrovati che la chiesa fosse, in
età medievale, interamente affrescata: molto interessante
è il ritrovamento di strati sovrapposti cronologicamente e
la scoperta di una sinopia in carboncino di incerta decodificazione.
Le condizioni degli affreschi non sono delle migliori: da
notare è, ad esempio, un frammento, probabilmente parte di
una "Madonna con Bambino". Il frammento restante mostra il
volto del bambino con aureola nimbata, tratti di contorno
molto pesanti ed evidenti a richiamare, sebbene in maniera
modestissima, quella tradizione bizantina con spunti goticheggianti
tutta napoletana.
Il restauro del 1982, effettuato dalla Soprintendenza Archeologica
Regionale, hanno riportato alla luce anche i sepolcreti medievali
concessi in uso alle confraternite. Le tombe e le camere sepolcrali
conservavano il loro corredo funerario, costituito da utensili
in bronzo o in ferro di uso personale o liturgico e poi svariati
reperti ceramici. Le ceramiche sono databili intorno al XVI-XVII
secolo e sono riconducibili a varie classi: esemplari in protomaiolica,
invetriata, dipinta o a decorazione graffitici. La varietà
delle classi ceramiche presenti è da mettere in relazione
all'attività delle fabbriche pugliesi di età normanno-sveva
e ai frequenti contatti commerciali e culturali con l'area
orientale del Mediterraneo, la Terrasanta e l'Africa Settentrionale
che andava avanti ormai dal XII secolo.
Bibliografia:
L'Antica Maggior Chiesa di Triggiano, Centro Studi Santa Maria
Veterana, Bari 1987
Complesso Monumentale "Santa Maria Veterana" - Triggiano GUIDA
STORICO ARTISTICA, P. Battista, 2002
Triggiano. Le pietre, la memoria, S. Di Marco, Bari 1995
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Navata della Chiesa Medioevale
Frammento di affresco
Medaglietta devozionale
in bronzo
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Santa Maria della Croce |
Santa Maria della Croce La Chiesa di Santa Maria della Croce
sorge su un'antica edicola prosta sul crocivio fuori dalle
antiche mura di Triggiano, nei pressi dell'odierna piazza.
L'immagine conservata nell'edicola raffigura una Madonna con
Bambino, la cui iconografia rimanda alla tradizione bizantina.
La Madonna della Croce è stata elevata a patronale avvocata
del Comune per via di una leggenda che narra la storia di
un forestiero leccese malato, diretto verso Napoli per un
consulto medico. Ma giunto all'altezza di Triggiano perse
l'orientamento a causa di una burrascosa tempesta, fu salvato
dalla luce proveniente dall'edicola della Vergine del Crocivio.
Il viandante così passò la notte all'ombra dell'edicola ,
pregando. La mattina dopo, al risveglio si ritrovò guarito
dal suo male. Non appena la notizia fu giunta al paese si
gridò al miracolo, e per particolare devozione, oltre a dichiarare
la Madonna dell Croce Patrona e Protettrice del Comune di
Triggiano, fu costruita una chiesa laddove c'era l'edicola.
Nel XVII sec. tanto erano cresciuti il culto e la venerazione
che fu necessario l'ampliamento della Chiesa.
La costruzione è in stile barocco, ad impianto longitudinale
con un' unica navata, presenta cinque altari di cui quello
maggiore è completamente in marmo. Nel 1909, D. Vito Giannelli
fece restaurare la chiesa. Nel 1923, poi, fu innalzato il
campanile a quattro archi, coperto da una cupoletta e contenente
due grosse campane.
Bibliografia:
TRIVIANUM: Memorie Storiche del Comune di Triggiano, V. Roppo,
Bari 1924
Storia di Triggiano, P. Daniele da Triggiano, Oria 1946 |
Santa Maria
della Croce
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Il Convento dei Cappuccini |
Il Convento e la chiesa annessa, dedicata alla Madonna degli
Angeli, furono costruiti nel 1616, come rivelato da un'iscrizione
sull'architrave della parte maggiore della Chiesa. La Chiesa
fino al 1744 fu benedetta ma non consacrata. La volta è completamente
affrescata; di maggior pregio artistico sono le tele, come
quella posta sull'altare maggiore e raffigurante la "Vergine
degli angeli". Le tele sono di Padre Tommaso da Triggiano,
e databili al XVII secolo. Oggetto di culto è l'antica statua
dell'Addolorata , simulacro principe della processione del
giovedì e del venerdì santo.
Nel 1949, grazie alla forte volontà del popolo e alla collaborazione
provinciale e statale si ebbe l'ampliamento dei locali del
Convento.
Bibliografia:
TRIVIANUM: Memorie Storiche del Comune di Triggiano, V. Roppo,
Bari 1924
Storia di Triggiano, P. Daniele da Triggiano, Oria 1946 Cronache
Triggianesi (Triggiano e la Terra di Bari dal 1926 al 1950), P.
Addante e G. Pastore, Bari 1994 |
Il Convento
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Lama San Giorgio |
Nel barese
il territorio costiero e subcostiero è caratteristicamente segnato
da incisioni erosive, definite "lame". La loro formazione è
relativa a quella dei calcari mesozoici. La più estesa di queste
lame, nell'ambito della provincia barese, è Lama San Giorgio.
La vegetazione presente nel corso vallivo è varia e si può notare
anche la compresenza di più ambienti fitoclimatici. Lama San
Giorgio lascia ammirare quello che è il paesaggio "originario"
del territorio, ormai profondamente mutato per via di trasformazioni
agronomiche. Il corso della lama rivela una varietà di insediamenti
umani. Attraverso i resti e le testimonianze abitative si può
leggere la storia di questo territorio dalle visitazioni neolitiche
ai villaggi preclassici e classici, fino alle ville ottocentesche
che si trovano ai margini della lama stessa.
Il valore di questa risorsa, sia a livello ecologico che paesaggistico,
è stato spesso sottovalutato, ma la crescente richiesta di conoscenza
e di fruizione della natura ha portato ad articolare l'ipotesi
dell' istituzione di un "Parco territoriale". Il parco avrebbe
un'estensione che parte dalle propaggini sud-orientali delle
Murge fino a giungere al mare, gli estremi sarebbero Lama Diurno
nel territorio di Sammichele e la foce di S. Giorgio in territorio
barese.
Il Parco Territoriale andrebbe a configurarsi come il polo "naturale"
della struttura metropolitana del sud-est barese. Importante
sarebbe mantenere invariate alcune vocazioni del territorio
stesso: nell'area noiana, il parco, si andrebbe a definire come
una sorta di "giardino" urbano, le aree utilizzate per l'agricoltura
rimarrebbero di proprietà privata.
Interessante è anche la salvaguardia di zone ad interesse archeologico,
di cui alcune, già sottoposte al vincolo ex Legge 1089/'39,
come per esempio Monte Telegrafo a Triggiano o l'Annunziata
a Rutigliano. Per queste realtà potrebbe realizzarsi l'istituzione
di Riserve Archeologiche.
La nascita del Parco porterebbe non solo alla tutela, ma anche
alla valorizzazione dell'area a livello geologico, eco-paesaggistico
e faunistico in primis, ma anche e soprattutto storico-architettonico,
archeologico e antropico.
La fruibilità del parco dovrà essere completa sotto tutti gli
aspetti: necessaria, perciò si rivela la creazione di un percorso
comodo e suggestivo per raggiungere e attraversare il territorio.
Si è pensato, quindi, ad una passeggiata alberata, attraverso
boschi di fragno e roverella, i ciliegeti e i mandorleti terrazzati,
fino a scoprire le tracce di antichi insediamenti rurali e,
poi, finalmente giungere al mare.
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Una grotta

La torre delle "monache"
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